Tino Faussone, torinese, fa di mestiere il montatore: «È sui trentacinque anni, alto, secco, quasi calvo, abbronzato, sempre ben rasato. Ha una faccia seria, poco mobile e poco espressiva. Non è un gran raccontatore: è anzi piuttosto monotono, e tende alla diminuzione e all’ellissi come se temesse di apparire esagerato, ma spesso si lascia trascinare, ed allora esagera senza rendersene conto». Siamo in Russia, in un innominato stabilimento (è la Fiat di Togliattigrad) dove Levi, personaggio scrivente e ascoltante, si trova in missione di lavoro, incontrando ogni sera Faussone alla mensa e assorbendo con avidità le sue storie, con avidità e con lo scopo dichiarato di farne un libro. La chiave a stella nasce così, sotto i nostri occhi, come il libro dell’ascolto, del filtro auditivo e stilistico attraverso il quale passa e prende forma compiuta la voce dell’esperienza vissuta, della passione e della curiosità per le vite degli altri, per l’altrui passato e per l’altrui mestiere, per i costumi, le bizzarrie, le lotte e le sconfitte altrui. Non per nulla il titolo di questo libro rimanda all’utensile indispensabile di ogni montatore, inseparabile prolungamento della mano, e nello stesso tempo allude alla stella a sei punte che simboleggia l’identità ebraica di Primo Levi: una chiave per leggere e interpretare il mondo, un utensile della mente.
La chiave a stella uscì da Einaudi nell’autunno 1978, collana «Supercoralli Nuova serie». L’anno successivo vinse due premi, il Bergamo e lo Strega.
La chiave, poesia di Wisława Zymborska La chiave c’era e non c’è più. Come entreremo in casa? Qualcuno la potrà trovare, la guarderà – per farne cosa? Camminando la rigira su e giù come un ferro da buttare. Ma se lo stesso accadesse all’amore che io provo per te, non solo a noi, al mondo intero questo amore mancherebbe. Sollevato nell’altrui mano non aprirà nessuna casa e sarà solo una forma e che ruggine la roda. Non da carte, astri o grido di pavone è tratta questa predizione. Fonte: Terapie per la lunga vita
Per le volte che ho perso
sfidarsi allo specchio,
per le cose di un tempo
che mi tagliano dentro,
per tutti i ricordi
tra quelli che scordi,
le notti in un parco tra amici e discorsi,
per quando ho sbagliato
talento sprecato,
su un banco di scuola, io, perplesso e incazzato,
per lei che mi amava,
i suoi occhi pianeti
in cui entri per sbaglio ed esci in punta di piedi,
per le frasi mai dette
chi corre e poi smette,
per chi parla d'eroi e dopo un passo s'arrende,
fottuti i miei pianti, i miei occhi più stanchi,
per chi chiede un sorriso e ha mille rimpianti,
per le mie promesse da sempre le stesse,
vado a vincere e torno, mamy dimmi ci riesci,
per mio padre che aspetta che io sia più tranquillo,
nonostante i tuoi sbagli, sei tra gli esempi più grandi.
Per i momenti di semplicità
per chi rimane e chi se ne va
per le volte che cammino in questa strada e non so dove mi porterà
e per chi aspetta una vita diversa
per me che avevo una stella e l'ho persa
per chi si vanta di esser forte io che invece incido un'altra debolezza
un'altra debolezza
un'altra debolezza
Per chi ha visto fallire progetti importanti,
chi rifugia nei grammi i suoi tagli più grandi,
per le mie tante parti che mi rendono instabile,
un dolore abitabile che riempe le pagine,
per i figli di troia che non mi hanno compreso,
per chi sogna soltanto chi si sente un peso,
per chi parte da solo ma poi torna cambiato,
per chi invece sta fermo e da un pezzo ha mollato,
per la barca che vola se non trova il suo mare,
per l'incendio che brucia tutto ciò che rimane,
per la pioggia che bagna le mie ansie di notte,
per chi ha chiesto di esistere ma nessuno risponde,
per le volte che ho urlato: "io mi sento diverso",
e non riesco a capire qui dove sia il senso,
se nasci solo, vivi solo, muori solo,
sono pessimista quanto basta per sentirmi solo,
per chi non si innamora perché odia star bene,
per chi invece ama tutti perché il vuoto lo teme,
per il panico infame per la nota sospesa,
per chi è ultimo e vale per la chiave che ho appesa.
Per i momenti di semplicità
per chi rimane e chi se ne va
per le volte che cammino in questa strada e non so dove mi porterà
e per chi aspetta una vita diversa
per me che avevo una stella e l'ho persa
per chi si vanta di esser forte io che invece incido un'altra debolezza
Per i momenti di semplicità
per chi rimane e chi se ne va
per le volte che cammino in questa strada e non so dove mi porterà
e per chi aspetta una vita diversa
per me che avevo una stella e l'ho persa
per chi si vanta di esser forte io che invece incido un'altra debolezza
un'altra debolezza
un'altra debolezza
Caparezza - Una chiave
Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi
Da come cammini, come ti vesti
Dagli occhi spalancati come I libri di fumetti che leggi
Da come pensi che hai più difetti che pregi
Dall'invisibile che indossi tutte le mattine
Dagli incisivi con cui mordi tutte le matite
Le spalle curve per il peso delle aspettative
Come le portassi nelle buste della spesa all'Iper
E dalla timidezza che non ti nasconde perché ha il velo corto
Da come diventi rosso e ti ripari dall'imbarazzo che sta piovendo addosso
Con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto
Potessi abbattere lo schermo degli anni
Ti donerei l'inconsistenza dello scherno, degli altri
So che siamo tanto presenti quanto distanti
So bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi
No, non è vero
Che non sei capace, che non c'è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c'è una chiave
Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo
Ma dietro c'è l'uncino e davanti lo squalo bianco
E ti fai solitario quando tutti fanno branco
Ti senti libero ma intanto ti stai ancorando
Tutti bardati, cavalli da condottieri
I tui maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri
Sei nato nel Mezzogiorno però purtroppo vedi
Solo neve e freddo tutt'intorno come un uomo Yeti
La vita è un cinema tanto che taci
Le tue bottiglie non hanno messaggi
Chi dice che il mondo è meraviglioso
Non ha visto quello che ti stai creando per restarci
Rimani zitto, niente pareri
Il tuo soffitto, stelle e pianeti
A capofitto nel tuo limbo, in preda ai pensieri
Procedi nel tuo labirinto senza pareti
No, non è vero
Che non sei capace, che non c'è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c'è una chiave
Noi siamo tali e quali, facciamo viaggi astrali
Con i crani tra le mani
Abbiamo planetari tra le ossa parietali
Siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati
Ci separano solo i calendari
Vai, tallone sinistro verso l'interno
Caronte, diritto verso l'inferno
Lunghe corse, unghie morse, lune storte
Qualche notte svanita in un sonno incerto
Poi l'incendio
Potessi apparirti come uno spettro lo farei adesso
Ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso
E mi diresti: "Guarda, tutto apposto
Da quel che vedo, invece, tu l'opposto
Sono sopravvissuto al bosco ed ho battuto l'orco
Lasciami stare, fa uno sforzo, e prenditi il cosmo
Le bottiglie di plastica vuote, di acque minerale e bibite in genere, presentano l'inconveniente di essere ingombranti. La chiave le schiaccia e le arrotola riducendo il loro volume di ingombro.
La chiave per schiacciamento ed arrotolamento di bottiglie di plastica, vuote, è caratterizzata dal fatto che riduce il loro volume, è costruita in acciaio o in un altro idoneo materiale ed è costituita dalla bocca, dal corpo con due alette e dalla impugnatura.
La chiave si applica alla bottiglia infilando la bocca sotto il disco di presa, che è situato sotto la filettatura del tappo. Si poggia la bottiglia su di una superficie con il fondo rivolto verso l'operatore. Con entrambe le mani si gira la chiave in senso antiorario in modo che la bottiglia, schiacciandosi, viene ad arrotolarsi sulle due alette del corpo della chiave. Infine la chiave viene sfilata.
Le bottiglie arrotolate vengono tenute da un comune elastico in gomma, dal diametro di circa trenta millimetri, che, insieme ad altri pali, poggiano sulla impugnatura della chiave.
Chiave elettronica incorporata in impugnatura di chiave meccanica
Sistema di chiave elettronica specialmente per autoveicoli, comprendente un gruppo trasmettitore elettronico inserito nell'impugnatura di una chiave meccanica, una centralina di controllo ed un contatto per detta centralina, dove l'alimentazione del gruppo trasmettitore e la trasmissione del codice di sblocco contenuto in esso avvengono sfruttando il contatto galvanico diretto tra un contatto sulla chiave e detto contatto, ed il contatto tra lo stelo della chiave ed il blocco - chiave, e dove il contatto è applicabile sul blocco - chiave tramite un elemento biadesivo.
Un giocattolo ad anelli e chiave comprende una struttura di sostegno provvista di una pluralità di forature passanti, ciascuna delle quali è atta ad alloggiare in modo scorrevole un'asticella dotata di elementi di arresto per definire due posizioni di arresto dell'asticella; una delle estremità di ciascuna asticella è provvista di un supporto per un anello atto a ruotare intorno a un asse di rotazione definito del supporto per disporsi in una posizione nella quale è attraversato da una prima parte di una chiave; la seconda parte della chiave ha una forma atta a essere tenuta in mano; i successivi anelli sono liberi di ruotare intorno all'asse di rotazione definito dal relativo supporto per permettere di essere attraversati dalla parte della chiave che è atta a contenere le aste; la parte della chiave presenta un'apertura atta ad essere attraversato dai contorni esterni degli anelli.